ESC 2017 – Russia: Lo scontro tra Russia ed Ucraina continua all’Eurovision Song Contest 207


Manca ormai poco più di un mese alla manifestazione musicale, ispirata al Festival di Sanremo, nata nel 1956 organizzata dall’EBU-UER, più popolare d’Europa e lo scontro tra Russia ed Ucraina è già entrato nel vivo e rischia di non vedere neanche una sfida tra i cantanti dei due paesi. Rischia di diventare l’Eurovision Song Contest più politicizzato di sempre.

L’Eurovision Song Contest, il concorso musicale in cui ogni paese europeo è rappresentato da un artista (per l’Italia quest’anno andrà il vincitore di Sanremo, Francesco Gabbani con il suo ‘Occidentali’s Karma’), è al centro di una disputa ‘politica’.

Secondo quanto si riporta sui vari siti web, una feroce lite tra la Russia e il paese ospitante di quest’anno, l’Ucraina, ha provocato l’invio di una lettera degli organizzatori del concorso al primo ministro ucraino.

L’Ucraina infatti, che ospiterà la competizione a Kiev tra il 9 ed il 13 maggio prossimi, ha vietato l’ingresso nel paese per tre anni della rappresentante russa, la cantante Julia Samoylova.

La Samoylova si è recata nel 2015 per esibirsi in un concerto in Crimea, ritenuto illegale, senza passare dal territorio ucraino e senza richiedere il preventivo permesso dalle autorità di Kiev. Il Servizio di Sicurezza Ucraino (SBU), che si occupa della questione e che ha già sanzionato numerosissimi giornalisti, politici e personaggi famosi colpevoli della medesima azione (nella lista nera delle persone non gradite al governo ucraino e dei quali se ne era già discusso con l’EBU-UER anche Silvio Berlusconi, Gerard Depardieu, Steven Seagal), ha provveduto in data 22 marzo ad includere tra le persone non grate la stessa cantante, designata in precedenza rappresentante russa all’Eurovision Song Contest e che non faceva parte della lista. Il viceministro ruso degli esteri ha definito il divieto alla Samoilova scandaloso, cinico e disumano, mentre un deputato ha chiesto che il concorso venga spostato in un altro Paese mentre un altro ha detto che la Russia potrebbe boicottare per sempre l’Eurovision Song Contest se gli organizzatori non interverranno per dirimere la disputa.

Uno scherzo del destino se si pensa che il diritto ad ospitare la competizione spetta all’Ucraina per aver vinto l’edizione del 2016 con un brano dal titolo “1944, che parlava delle deportazioni di massa dei Tatari operate da Stalin dalle Crimea durante la Seconda Guerra Mondiale, cantato da Jamala. Mentre la Russia, che era la favorita della vigila, si è dovuta accontentare del terzo posto.

Il 23 marzo, giorno successivo alla notizia del provvedimento, l’EBU-UER, che produce l’Eurovision Song Contest, ha dapprima pubblicato sul proprio sito un comunicato con il quale ha affermato di rispettare le leggi locali del paese ospitante, ed al tempo stesso ha inviato, nella persona del suo Direttore Generale Ingrid Deltenre, una lettera indirizzata al primo Ministro ucraino Volodymyr Groysman con la quale, dopo aver definito la scelta “inaccettabile”, veniva sottolineato che la decisione “avrebbe avuto certamente un impatto negativo sulla reputazione dell’Ucraina come nazione moderna, democratica ed europea”. La lettera conteneva inoltre la minaccia di mettere in dubbio la futura partecipazione dell’Ucraina alla competizione, e sottolineava il rischio del boicottaggio dell’evento paventato da numerosi paesi membri.

Ad oggi nessun ripensamento da parte delle autorità ucraine è arrivato.

Ma l’EBU-UER ha proposto una soluzione anche alla Russia, ovvero la possibilità, mai concessa precedentemente, che la cantante russa si esibisse via satellite: proposta rigettata subito al mittente. Uno stallo su tutti i fronti.

Manca oltre un mese alla competizione, ma difficile immaginare un ripensamento da una delle due parti, così come difficile non trovare una critica da muovere nei confronti di entrambe.

La Russia non poteva non sapere della situazione della Samoylova considerata l’importanza che tale evento assume nel continente e tutto fa pensare che la scelta sia stata fatta proprio per mettere in crisi le autorità ucraine.

A Kiev invece sono giunti ad escludere una cantante dopo averne scoperto la partecipazione e ciò non potrà che nuocere all’immagine dell’Ucraina, anche considerato che l’artista è affetta da atrofia muscolare ed è in sedia a rotelle sin dalla gioventù dimostrando palesemente di essere un soggetto debole e particolarmente sfortunato per il suo handicap.

“Nessuna canzone, discorso, gesto di natura politica o similare può essere permesso durante l’Eurovision”, recita il regolamento. Se le premesse sono queste purtroppo l’edizione di quest’anno rischia di diventare l’evento canoro più politicizzato della storia.

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