ESC 2017: Prosegue la sessione di prove – Giorno 9 (Aggiornato)


PROVE

Oggi nona giornata per la 1ª e 2ª Prova Generale della Prima Semifinale dell’Eurovision Song Contest 2017. Nel Dress Rehearsal 2 le giurie votano (21 giurie: Italia chiamata a votare insieme a Spagna e Regno Unito) e compongono il 50% del risultato finale, mentre il pubblico potrà farlo tramite televoto durante la diretta di domani sera.

Il primo Dress Rehearsals si terrá dalle 16:00 alle 18:25 ore CET, mentre il secondo Dress Rehearsals / Jury Show si terrá dalle 22:00 alle 00:10 ore CET (quella riservata alle giurie e trasmessa agli accreditati a circuito chiuso, che servirà anche da switch off  in caso di problemi tecnici in quanto è stata registrata).

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Le prove di oggi sono aperte alla stampa e ai fan. I secondi giri di prove avranno video integrali. Anche se in genere gli unici video ufficiali disponibili saranno quelli del sito ufficiale www.eurovision.tv che, durante la giornata, verrà aggiornato man mano che i video verranno pubblicati; è più facile che escano primi altri video su altri siti dedicati all’Eurovision.

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Ecco i paesi in gara nella Prima Semi-finale:

  1. Svezia (SVT): Robin Bengtsson – “I Can’t Go On”
  2. Georgia (GPB): Tamara Gachechiladze – “Keep the Faith”
  3. Australia (SBS): Isaiah – “Don’t Come Easy”
  4. Albania (RTSH): Lindita – “World”
  5. Belgio (RTBF): Blanche – “City Lights”
  6. Montenegro (RTCG): Slavko Kalezić – “Space”
  7. Finlandia (YLE): Norma John – “Blackbird”
  8. Azerbaigian (İTV): DiHaj – “Skeletons”
  9. Portogallo (RTP): Salvador Sobral – “Amar Pelos Dois” (For The Both Of Us) 
  10. Grecia (ERT): Demy – “This Is Love”
  11. Polonia (TVP): Kasia Moś – “Flashlight”
  12. Moldavia (TRM): SunStroke Project – “Hey, Mamma!”
  13. Islanda (RÚV): Svala – “Paper”
  14. Repubblica Ceca (ČT): Martina Bárta – “My Turn”
  15. Cipro (CyBC): Hovig – “Gravity”
  16. Armenia (AMPTV): Artsvik – “Fly with Me”
  17. Slovenia (RTV SLO): Omar Naber – “On My Way”
  18. Lettonia (LTV): Triana Park – “Line”

60 Seconds with Triana Park from Latvia60 Seconds with Omar Naber from Slovenia60 Seconds with Artsvik from Armenia60 Seconds with Hovig from Cyprus60 Seconds with Martina Bárta from the Czech Republic60 Seconds with Svala from Iceland60 Seconds with the Sunstroke Project from Moldova60 Seconds with Kasia Moś from Poland60 Seconds with Demy from Greece60 Seconds with Dihaj from Azerbaijan60 Seconds with Norma John from Finland60 Seconds with Slavko Kalezić from Montenegro60 Seconds with Blanche from Belgium60 Seconds with Isaiah from Australia60 Seconds with Lindita from Albania60 Seconds with Tamara Gachechiladze from Georgia60 Seconds with Robin Bengtsson from Sweden

Si terrà dal 9 al 13 maggio la 62a edizione dell’Eurovision Song Contest. Le due Semifinali di martedì 9 e giovedì 11 alle ore 20:50 saranno trasmesse da Rai4 e commentate da Andrea Delogu e Diego Passoni mentre la Finale di sabato 13 andrà in onda  alle ore 20:35 su Rai1 con il commento di Flavio Insinna e Federico Russo in diretta da Kiev.

La capitale ucraina ospiterà l’evento perché l’edizione 2016 (vista da 204 milioni di spettatori nel mondo) è stata vinta proprio dall’Ucraina con il brano «1944» di Jamala. Sono 42 i Paesi in gara quest’anno: tornano Portogallo e Romania dopo un anno di assenza, mentre la Russia si è ritirata dopo che l’Ucraina ha negato il visto alla sua cantante Yulia Samoylova.

Per l’Italia, che accede direttamente in finale, Francesco Gabbani canterà «Occidentali’s karma», brano con cui ha vinto Sanremo: gli scommettitori lo danno tra i favoriti, assieme ai cantanti di Bulgaria e Svezia.

Per l’occasione Radio 105 ha ideato «Radio Festival For Europe», la prima web-radio sull’Eurovision con i brani di questa edizione 2017, quelli del passato, tutte le canzoni portate dall’Italia dal 1956.

Spesso in caso di eventi così grandi e internazionali capitano polemiche ma questa edizione di Eurovision nasce già sotto due forti controversie. Nelle fasi di organizzazione dello show, a metà febbraio scorso, il team organizzativo dell’Eurovision Song Contest 2017 si è dimesso in massa e ha dichiarato che il proprio lavoro è stato “completamente bloccato”. I problemi non si sono placati, sono sorti anche per la partecipazione della Russia allo show di Kiev. Già l’anno scorso la vittoria di Jamala con “1944”, dedicato alla deportazione dei Tatari dalla Crimea per ordine dell’URSS, aveva fatto discutere. Quest’anno ad aprile c’è stato un caso diplomatico tra Russia e Ucraina. Julia Samoylova, 27enne ex finalista dell’X Factor russo, avrebbe dovuto partecipare per la Russia ma la sua esibizione è stata bloccata perchè, “secondo i servizi segreti, la cantante sarebbe colpevole di avere violato le leggi del Paese cantando in Crimea due anni fa. Kiev aveva già annunciato che avrebbe vietato l’accesso al Paese a qualunque cantante russo che avesse ritenuto anti-ucraino”. L’EBU-UER, European Broadcaster Union, organizzatrice dello show, dichiarandosi contrario all’esclusione ma pur in obbligo a rispettare le leggi del paese ospitante, aveva offerto all’emittente russa Channel One Russia un compromesso: consentire all’artista russa di esibirsi in collegamento via satellite da una sede a scelta dell’emittente. Sarebbe stata la prima volta nella storia della kermesse con una esibizione a distanza ma è arrivato un secco “No” sia da Channel One Russia che dal governo ucraino. La Russia ha deciso dunque di non partecipare più all’Edizione 2017.

Ecco i 10 “scandali” più clamorosi dell’Eurovision Song Contest. L’Eurovision Song Contest sta finalmente prendendo forma e mai come quest’anno l’Italia nutre le più alte aspettative nei confronti del nostro Francesco Gabbani e la sua “Occidentai’s Karma”.

In 62 anni di carriera, la kermesse canora ispirata proprio al celebre antenato nostrano, il Festival di Sanremo, è riuscita a creare un palcoscenico ricco di momenti degni degli Europei di calcio, con il tifo e la passione che li contraddistinguono. Ma, come ogni grande manifestazione che si rispetti, è stata protagonista di qualche accesa polemica e controversia. Ripercorriamo alcune curiosità e “scandali” legati a questa manifestazione così longeva e seguita in tutta Europa.

Iniziamo in sordina con un momento televisivo che oggi passerebbe del tutto inosservato, ma che nel 1957, gli anni in cui anche il colpo di bacino di Elvis causava tachicardia nervosa, era più che azzardato. I partecipanti danesi Birthe Wilke e Gustav Winckler si esibirono in un duetto tutto miele, che terminò con un bacio di 11 lunghissimi secondi in diretta europea.

“La, la, la”, questo è il titolo con cui la cantante spagnola Massiel inaspettatamente vinse il festival nel 1968. Soffiando la vittoria per un solo punto al favorito inglese Cliff Richard, la Spagna franchista destò non pochi sospetti. 40 anni dopo la vittoria ormai dimenticata, la giornalista spagnola Montse Fernandes Vila ci rinfresca la memoria nel documentario Yo vivì el mayo español, in cui spiega come il dittatore Franco avrebbe “comprato” la vittoria per motivi propagandistici.

Molto prima che la folta barba di Conchita Wurst facesse discutere, ci fu Dana International, la prima transessuale a vincere il festival nel ’98. La candidata israeliana riuscì a conquistare larghi consensi, ma non fu gradita a tutti. Gli israeliani ultra-ortodossi cercarono di impedirne la partecipazione a suon di proteste, trovandosi d’accordo con l’Egitto che bandì la versione egiziana del brano vincitore Diva.

La partecipazione del gruppo tedesco Dschinghis Khan all’Eurovision Song Contest nel ’79 causò qualche mal di pancia ai tedeschi, che si chiesero come potessero proprio loro esibirsi in Israele con una canzone inneggiante le gesta del brutale dittatore mongolo Gengis Khan. Fortunatamente, il ritmo scanzonato del brano non ebbe conseguenze catastrofiche, classificandosi al quarto posto.

Poco dopo l’Eurovision del 2009, 43 spettatori dell’Azerbaigian furono interrogati dalle autorità del paese in merito al loro voto a favore della performance dell’Armenia. I rapporti fra i due paesi, protagonisti di un conflitto armato fra il ’92 e il ’94, non si sono mai distesi. Rovshan Nasirli, uno degli interrogati, ha raccontato alla Radio Free Europe/Radio Liberty come le autorità lo avessero chiamato e cercato di «fare pressione psicologica […], dicendo cose come “non hai nessun senso di orgoglio etnico. Perché hai votato per l’Armenia?”».

Anche la partecipazione dei Ping Pong nel 2000 fu un esempio di come la musica non sempre unisce. Alle semifinali, il gruppo israeliano si è esibito con il brano “Sameach”, sventolando delle bandiere israeliane e siriane, come probabile segno di pace in un momento di grave conflitto fra i due paesi. Nonostante i richiami da parte della IBA, omologa israeliana della RAI, il gruppo ripeté il gesto anche durante la finale, guadagnandosi le antipatie da parte delle autorità e dell’IBA, che disconobbe ufficialmente il gruppo.

Nel 2009, poco dopo il cessato conflitto con la Russia, la Georgia selezionò un brano degli Stephane & 3G per partecipare all’Eurovision Song Contest. L‘Unione Europea di Radiodiffusione, organizzatrice del festival, escluse però la canzone a causa di presunti contenuti politici, che l’UER da sempre scoraggia all’interno della manifestazione. Il riferimento al presidente russo Putin nel titolo della canzone We don’t wanna put in, sarebbe dunque stato fin troppo esplicito.

La vittoria del Belgio nel 1986 è stato uno dei casi più chiacchierati. Sandra Kim la cantante vincitrice, è stata ammessa al festival avendo ufficialmente 15 anni. In realtà, il management della ragazza aveva dichiarato il falso e solo successivamente è stata resa nota la vera età di Sandra, che ha vinto l’Eurovision Song Contest a soli 13 anni.

La Russia sta affrontando un periodo decisamente problematico per quanto riguarda le manifestazioni internazionali ufficiali. Parzialmente esclusa dalle Olimpiadi nel 2016 e dalle prossime Paralimpiadi nel 2018, ora arriva anche la tegola dell’esclusione dall’Eurovision Song Contest in Ucraina.  Senza alcun indugio, l’Ucraina ha vietato l’ingresso alla cantante disabile Yiulia Samoilova per aver violato le leggi che regolano l’ingresso nel paese, quando nel 2015 ha partecipato ad una tournee in Crimea attraversando la Russia. Anche alcuni giornalisti russi, pur essendo accreditati, non potranno assistere all’Eurovision per lo stesso motivo, come dichiara su Facebook Anton Gerashenko (Антон Геращенко), consigliere del ministro dell’Interno ucraino, confermando il divieto ai giornalisti russi che hanno in precedenza violato il confine ucraino entrando illegalmente in Crimea.

Ogni paese desidererebbe vincere l’Eurovision Song Contest, ma non è sempre stato così per l’Italia, almeno stando a quanto ha riferito il conduttore Ettore Ardenna, che nel 2001 dichiarò: «di certo c’è sempre stata una sorta di terrore […] di vincere l’Eurofestival perché questo avrebbe comportato il doverlo organizzare l’anno successivo e non c’era volontà di investire […]».

Anche Enrico Ruggeri, eurocandidato del 1993, dichiarò in un’intervista a TV Sorrisi e Canzoni nel 2014: «Una funzionaria della RAI mi accompagnò perché non vincessi. Il rischio era dover organizzare l’evento l’anno successivo come Paese ospitante ed era un rischio da scongiurare. Spero che oggi le cose siano cambiate».

Infine i Jalisse, il duo meteora con la scia di polemiche più lunga di sempre, si sfogò in merito alla mancata vittoria all’Eurovision Song Contest dichiarando: «fummo silurati perché la RAI non ne voleva sapere di organizzare la manifestazione». Il libro Vox Populi di Gigi Vesigna, compianto ex direttore di TV Sorrisi e Canzoni, ne ripercorre la vicenda.

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