ESC AMSTERDAM 1970


Periodo: Sabato, 12 marzo 1970
Presentatore (i): Willy Dobbe
Trasmesso da: Nederlandse Omroep Stichting (NOS)
Sede: RAI Congrescentrum / Amsterdam RAI Exhibition and Convention Centre / Amsterdam RAI (Amsterdam, Paesi Bassi)
Brano Vincitore: PremioAll Kinds of Everything” – Dana (Irlanda) (1°)
Participanti: 12 paesi
Debuttanti: Nessuno
Ritorni: Nessuno
Ritiri: Finlandia, Norvegia, Portogallo, Svezia
Nil Points: Lussemburgo
Struttura di voto: Ognuno dei dieci membri della giuria per ogni paese hanno a disposizione dieci punti da dividere fra le loro canzoni preferite. Viene introdotto un sistema di spareggio in caso di parità.
Orchestra: Diretta dai maestri: Augusto Algueró, Johnny Arthey, Christian Bruhn, Mario Capuano, Bernard Gérard, Raymond Lefèvre, Franck Pourcel, Jack Say, Mojmir Sepe, Dolf van der Linden e Jimmy Walter.
Intervallo: Don de Lurio Dancers

Logo ESC 1970

Il quindicesimo Gran Premio Eurovisione della Canzone si tenne a Amsterdam (Paesi Bassi) il 21 marzo 1970. 

ordine  paese
interprete(i)
canzone – traduzione
PUNTeggio  posizione
01 Flag of The NetherlandsNOS The Hearts Of Soul (Patricia and Hearts of Soul) Waterman (Aquarius) 007 07
02 Flag of SwitzerlandSSR SRG Henri Dès Retour (Return) 008 04
03 Flag of ItalyRAI Gianni Morandi Occhi di ragazza (Eyes of a Girl) 005 08
04 Flag of YugoslaviaJRT Eva Sršen (Ева Сршен) Pridi, dala ti bom cvet (Come, I’ll Give You a Flower) 004 11
05 Flag of BelgiumRTB Jean Vallée Viens l’oublier (Come, Forget Him) 005 08
06 Flag of FranceORTF Guy Bonnet Marie-Blanche 008 04
07 Flag of United KingdomBBC Mary Hopkin Knock, knock who’s there? 026 02
08 Flag of LuxembourgCLT David-Alexandre Winter Je suis tombé du ciel (I Fell From Heaven) 000 12
09 Flag of SpainTVE Julio Iglesias Gwendolyne 008 04
10 Flag of MonacoTMC Dominique Dussault Marlène 005 08
11 Flag of GermanyARD Katja Ebstein Wunder gibt es immer wieder (Wonders always happen) 012 03
12 Flag of IrelandRTÉ Dana All kind of everything 032 01

Partecipazione mancate

• Portogallo: “Onde Vais Rio Que Eu Canto” (Portuguese) – Sérgio Borges. Austria (who had not taken part in 1969), Finland, Norway, Portugal and Sweden boycotted this contest as they were not pleased with the result of 1969 and the voting structure. Portugal did however host a National final, being won by Sérgio Borges.

Paesi partecipanti

A coloured map of the countries of Europe

Transmitirá a 2º semifinal noutro horário. Paesi partecipanti Transmitirá a 1º semifinal em direto. Paesi che hanno partecipato in passato, ma non nel 1970

In disaccordo col risultato e col sistema di voto usato l’anno prima, Finlandia, Norvegia, Portogallo e Svezia decisero di non prendere parte al “Gran Premio” del 1970, riducendo il numero di partecipanti a dodici.

Per la prima volta, in quest’edizione ci sono solo artisti nuovi, quindi nessuno già noto al pubblico eurovisivo.

All’inizio il futuro della manifestazione fu incerto proprio a causa del fatto che quattro paesi vinsero il concorso precedente, ma poi si decise di estrarre a sorte, fra i quattro vincitori, il paese che avrebbe organizzato il “Gran Premio dell’Eurovisione”. I Paesi Bassi vinsero e ospitarono il concorso, facendo un ottimo lavoro.

Fu introdotta una nuova regola nel sistema di voto per evitare possibili spareggi. Se due o più canzoni avessero ricevuto lo stesso numero di voti, queste sarebbero state immediatamente eseguite ancora una volta e tutte le giurie, tranne quelle dei paesi in questione, avrebbero votato per alzata di mano quella che preferivano. Nell’evento improbabile di un ulteriore pari merito in cui il voto non avrebbe potuto scegliere fra due canzoni, solo, e solo in questo caso, il concorso sarebbe stato vinto dai due paesi.

Durante le prove generali la scenografia crollò, ma durante la diretta tutto si svolse nel migliore dei modi.

Tutte le esibizioni furono introdotte da un breve filmato girato nei paesi d’origine dei cantanti; la cartolina eurovisiva era nata.

La cantante Dana, rappresentante dell’Irlanda, vinse il “Gran Premio” con “All kinds of everything”. Altre stelle di quell’edizione furono David Alexandre Winter, all’ottavo posto con “Je suis tombé du ciel”, per il Lussemburgo; Julio Iglesias, al quarto posto con “Gwendolyne” rappresentante della Spagna, che comincerà da qui la sua cavalcata musicale. La canzone diventerà numero 1 in Spagna e verrà ricantata dal suo creatore in altre 5 lingue, italiano compreso. Il resto della carriera di Iglesias è cosa nota: 300 milioni di dischi venduti in 14 lingue, 2600 dischi di platino, e un successo pressoché incalcolabile in tutto il mondo; Henri Dès, a pari merito con la Spagna al quarto posto con “Retour”, per la Svizzera; Mary Hopkin, al secondo posto con “Knock, knock (Who’s there?)” per il Regno Unito, era arrivata da favorita e sotto contratto con la Apple, la casa discografica fondata dai Beatles due anni prima; e Katja Ebstein, che si classificò al terzo posto con Wunder gibt es immer wieder, per la Germania.

L’Italia è rappresentata da Gianni Morandi col brano Occhi di ragazza: il famoso brano, però si piazzò solo all’ottavo posto.

Tabellone dei risultati:

Scoreboard - Eurovision Song Contest 1970

Quella di Gianni Morandi è, letteralmente, una storia interminabile. È una storia che ancora oggi che il cantante di Monghidoro ha superato i 70 anni continua a raccontare capitoli che arrivano ad avere i tratti dell’esaltante. Il fatto che abbia venduto più di 50 milioni di dischi tra Italia e mondo non rende pienamente giustizia, paradossalmente, a un artista decisamente poliedrico.

Nato l’11 dicembre del 1944, Morandi conosce prestissimo la fama: a 18 anni Andavo a cento all’ora gli procura successo nel circuito dei juke-box, poco più tardi la “bomba” di Fatti mandare dalla mamma lo fa esplodere come fenomeno di costume, in parallelo alla sua controparte femminile, che in quel periodo è Rita Pavone.

Il 1964 è l’anno di In ginocchio da te, con cui vince il Cantagiro e assomma oltre un milione di copie vendute. Seguono a velocità vorticosa Non son degno di te, Se non avessi più te, Si fa sera, La fisarmonica. Sono tutte canzoni che, a oltre 50 anni di distanza, non smettono di essere ricordate (e cantate).

È di quel periodo l’epoca dei “musicarelli”, film in cui spesso Morandi approfitta di trame per lo più non esattamente di primo piano per mettere in mostra i suoi successi (ma la cosa investirà anche altri artisti).

Nel 1966, Mauro Lusini gli offre di cantare la sua C’era un ragazzo (che come me amava i Beatles e i Rolling Stones). Sebbene al tempo fosse piuttosto osteggiata a causa del fatto che non si volevano particolari critiche verso la politica estera di uno Stato “amico” (gli USA), C’era un ragazzo è diventata oggi uno dei cavalli di battaglia principali della discografia morandiana.

Tra il 1966 e il 1967 arrivano tempi difficili per Gianni: prima rischia il servizio militare (allora obbligatorio), poi lo evita perché la moglie (sposata in segreto) Laura Efrikian è incinta, ma perde il figlio dopo sole poche ore di vita. Alla fine, Morandi sotto la leva deve andarci. Le strategie della tv e della discografia riescono a non farlo perdere di vista, tanto che al ritorno, 18 mesi dopo, resta ugualmente acclamato tra le note di Un mondo d’amore, Scende la pioggia e altre.

In parallelo a tutto questo, arriva anche la chiamata per l’Eurovision.

Morandi è il primo artista a non essere selezionato tramite Sanremo. Iniziano infatti gli anni in cui le selezioni della RAI diventano meno legate al Festival, che in pochi anni avrà un calo pauroso di popolarità. In questo caso, è Canzonissima ad assurgere a selezione italiana. Non l’edizione del 1970, però: l’artista aveva vinto nel 1969 con Ma chi se ne importa.

L'”eterno ragazzo”, ad Amsterdam, si lascia però prendere dall’emozione, e non è preciso nella sua esecuzione, per quanto di vere e proprie stonature non ce ne siano state. In un’edizione da soli 12 partecipanti, l’ottavo posto con 5 punti non è proprio il massimo delle aspirazioni.

Occhi di ragazza (altro evergreen), comunque, servirà a Morandi per lanciarsi sul mercato internazionale. E’ così che arriva in Spagna, dove a tutt’oggi le sue canzoni sono ricordate.

Gli anni ‘70 sono difficili per il nostro: tra contestazioni, la prima partecipazione a Sanremo (Vado a lavorare, 1972, 4° posto) e insuccesso andante, la carriera che era travolgente negli Anni ‘60 sembra fermarsi qui.

Invece Morandi risorge: Canzoni stonate, all’inizio degli Anni ‘80, lo rilancia, Grazie perché (con Amii Stewart) lo riporta definitivamente sotto i riflettori. E’ protagonista di tournée negli Stati Uniti (Madison Square Garden di New York compreso) e in Canada. Nel 1983 è di nuovo a Sanremo con La mia nemica amatissima. Nel 1985 incide Uno su mille, considerata ancora pietra miliare del suo repertorio.

Nel 1987, vince Sanremo con Si può dare di più, insieme a Umberto Tozzi ed Enrico Ruggeri. L’anno dopo, incide con Lucio Dalla l’album Dalla/Morandi, in cui Gianni canta Chiedi chi erano i Beatles degli Stadio, Lucio canta C’era un ragazzo “prestatagli” da Gianni, insieme cantano due inediti; per finire, c’è Che cosa resterà di me, inedito di Franco Battiato.

Gli anni ‘90 non accennano a veder finire il suo successo: Banane e lampone, i concerti dell’autobus, le 270 repliche nei teatri, il ritorno negli States, quello a Sanremo con Barbara Cola (2° posto con In amore), e la trasmissione C’era un ragazzo, su Rai1, che nel 1999 ottiene un successo spettacolare: oltre 9 milioni di telespettatori a puntata. E’ in questo periodo che comincia una serie di lunghi favori reciproci in termini di ospitate con Lucio Dalla, che andrà avanti fino al 2012.

Gli anni 2000, se possibile, consolidano ulteriormente Gianni. Nel 2001, fa uscire L’amore ci cambia la vita (200.000 copie vendute, in tempi che discograficamente iniziano a cambiare); nel 2002 conduce Uno di noi, e in una delle puntate inscena l’ormai nota esibizione in mutande a mò di “sfida” con l’Auditel.

Negli anni successivi, è coinvolto in una serie di progetti discografici suoi, comuni con altri, televisivi.

Nel 2011, è di nuovo a Sanremo, ma da conduttore. E’ lui ad annunciare i primi due artisti italiani della seconda vita italiana all’Eurovision: Raphael Gualazzi e Nina Zilli (lei, per la verità, fu annunciata con l’intercessione di Ell & Nikki, i vincitori dell’anno precedente, arrivati fino a Sanremo per questo motivo).

Nel 2012, riesce a convincere Lucio Dalla a tornare a Sanremo. Dalla porta con sé Pierdavide Carone e si reinventa direttore d’orchestra.

È l’ultima cosa che Morandi riesce a fare col grande artista bolognese, già peraltro autore dell’eurovisiva Occhi di ragazza. Dalla muore due settimane dopo quel Festival, lasciando l’amico in uno stato immaginabile.

Mentre aumenta una sua diversa, ma non meno simpatica, popolarità su Facebook per il fatto di rispondere molto spesso a coloro che scrivono sulla sua bacheca, Morandi intraprende, nel 2015, il progetto Capitani coraggiosi con Claudio Baglioni. I due avevano già collaborato in passato, ma questo progetto si trasforma in un successo oltre ogni previsione, con l’uno che continua a raggiungere note vietate a parecchi e l’altro che di nota, invece, non ne sbaglia una neanche volendolo.

E la storia è ancora in corso d’opera.

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