Sanremo e le giurie


Da sempre oggetto di discussione sono state le discordanze tra i verdetti delle giurie e le vendite dei rispettivi dischi, le quali sono state definite come il verdetto del pubblico, quindi più veritiero in quanto in grado di distribuirsi nel corso del tempo, e non a seguito di un ascolto da parte di alcuni giurati.

Molte canzoni penalizzate dalle giurie sono state definite infatti come canzoni non immediate, tali da non essere apprezzate al primo ascolto, fino a decretare, tramite l’insieme dei consensi di pubblico e critica, un vincitore morale, quasi sempre differente dal vincitore ufficiale, e spesso anche dai premi assegnati dagli addetti ai lavori. Soprattutto nelle gare che comprendevano serate ad eliminazione, e quindi il verdetto di alcuni giurati, l’estromissione di alcune canzoni ha fatto gridare allo scandalo, e spesso il responso degli acquirenti di dischi ha dato torto ad alcune giurie che sono state definite “miopi”, e della cui competenza in materia l’opinione pubblica ha spesso dubitato, fino ad ipotizzare (senza mai riscontri concreti) una certa manipolabilità delle stesse da parte dei discografici.

Meno indicativi invece i piazzamenti nelle gare dove tutte le canzoni in gara avevano assicurata la serata finale, ed in maggiore misura i risultati dei voti popolari, dove era logico aspettarsi delle preferenze che non potessero rispecchiare la qualità delle canzoni, laddove la presenza dei giurati appunto esigeva (e quasi mai otteneva) un giudizio più obiettivo che potesse distinguere le canzoni degne di nota da quelle più corrive o di cattivo gusto. E quindi possiamo notare un coinvolgimento da parte dell’autore.

Numerosi i casi di questa ampia forbice tra consenso delle giurie e di pubblico. Tralasciando quelli che sono stati semplicemente dei trampolini di lancio per molti artisti aldilà dei loro risultati e delle stesse canzoni proposte, si possono citare alcuni esempi di canzoni successivamente rivalutate: Il ragazzo della via Gluck di Adriano Celentano del 1966, Una rosa blu di Michele Zarrillo del 1982 (che lo stesso Zarrillo ha rilanciato nel 1998), Vita spericolata di Vasco Rossi del 1983, 1950 di Amedeo Minghi dello stesso anno, Donne di Zucchero del 1985, Confusa e Felice di Carmen Consoli del1997, fino a Mentre tutto scorre dei Negramaro del 2005.

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